Negli ultimi anni il vino biologico ha smesso di essere una nicchia per appassionati consapevoli ed è diventato un vero indicatore di cambiamento nel settore vitivinicolo. Sempre più produttori scelgono pratiche agricole sostenibili, mentre il mercato – dai consumatori finali ai buyer internazionali – mostra un’attenzione crescente verso vini che uniscano qualità, trasparenza e responsabilità ambientale.
Ma cosa significa davvero produrre vino biologico oggi? E come stanno cambiando le aspettative del mercato?
Per capirlo, abbiamo raccolto il punto di vista di Francesco, produttore piemontese impegnato nella viticoltura biologica, e di Michael R., buyer europeo specializzato in vini artigianali e sostenibili.
“Il biologico non è una moda, è una scelta di coerenza”
Francesco lavora tra le colline del Piemonte, in un contesto dove il vino è cultura prima ancora che prodotto. La sua azienda coltiva esclusivamente vitigni autoctoni e segue un approccio biologico certificato, con un’attenzione particolare all’impatto energetico e alla biodiversità.
Francesco, cosa significa per te produrre vino biologico oggi?
«Per me il biologico non è un’etichetta, ma un modo di lavorare. Significa partire dal suolo, rispettarne i tempi e accettare che ogni annata sia diversa. Non forziamo il vigneto e non cerchiamo di “correggere” il vino in cantina: accompagniamo l’uva nel suo percorso naturale.»
Quanto conta la sostenibilità nel processo produttivo?
«Conta quanto la qualità. Usiamo energie rinnovabili, riduciamo al minimo gli interventi e lavoriamo con bassi livelli di solfiti, in alcuni casi senza aggiunte. L’obiettivo è ottenere vini più leggibili, più vivi, che raccontino il territorio senza maschere.»
Secondo Francesco, il biologico non è una rinuncia, ma un’opportunità:
«Quando rispetti l’equilibrio naturale, ottieni vini più precisi, più eleganti. È un lavoro più complesso, certo, ma anche più onesto.»
Il punto di vista del mercato: “Il consumatore è più informato, e il buyer anche”
Se in vigna il cambiamento è già in atto, sul mercato si osserva un’evoluzione altrettanto significativa. Michael R., buyer per importatori e ristorazione in Nord Europa, conferma il trend.
Michael, cosa cercano oggi i buyer nel vino biologico?
«Non basta più che un vino sia biologico. Oggi cerchiamo coerenza: tra territorio, vitigno, metodo produttivo e stile. Il consumatore finale è molto più informato di qualche anno fa e vuole capire cosa c’è dietro una bottiglia.»
La sostenibilità influisce sulle scelte di acquisto?
«Assolutamente sì. Basso uso di solfiti, certificazioni credibili, attenzione all’energia e al packaging sono elementi sempre più rilevanti. Ma devono andare di pari passo con la qualità: il vino deve essere buono, riconoscibile e affidabile nel tempo.»
Secondo Michael, il futuro del mercato premierà chi saprà essere autentico:
«I vini che funzionano meglio sono quelli che non cercano di piacere a tutti. Hanno un’identità chiara e una storia vera. Il biologico, se fatto bene, rafforza questa identità.»
Un futuro fatto di territorio, trasparenza e qualità
Il dialogo tra chi produce e chi seleziona vini per il mercato internazionale mostra una direzione comune: il vino biologico non è più solo una scelta etica, ma una componente strategica per il futuro del settore.
Vitigni autoctoni, pratiche agricole rispettose, interventi minimi in cantina e una comunicazione trasparente stanno ridefinendo il concetto di qualità. Non si tratta solo di sostenibilità ambientale, ma di sostenibilità culturale ed economica: un modo di fare vino che guarda lontano, senza perdere il legame con le proprie radici.
In questo scenario, il vino biologico si afferma come un linguaggio comune tra produttori, buyer e consumatori, capace di unire gusto, territorio e responsabilità in un unico racconto.

